1980 - Motta: La Morale è sempre quella fai merenda con Girella...

Guido Manuli, Toro Farcito e il Golosastro: quando la pubblicità italiana diventò racconto popolare

Alla fine degli anni Settanta e nei primissimi anni Ottanta, prima ancora che il Mulino Bianco costruisse il proprio immaginario con il celebre mugnaio lillipuziano e la prosperosa Clementina, erano altri i personaggi a conquistare i bambini italiani: Toro Farcito e il Golosastro, protagonisti della fortunata campagna delle Girella Motta. In quegli anni la pubblicità compie un passaggio decisivo, trasformandosi da semplice strumento commerciale a racconto seriale capace di costruire personaggi, situazioni e memoria collettiva.

Al centro di questa rivoluzione c’è Guido Manuli, figura chiave dell’animazione italiana e collaboratore storico di Bruno Bozzetto, con cui ha lavorato a opere fondamentali come Allegro non troppo e alla saga del Signor Rossi. Manuli porta nella pubblicità un linguaggio autoriale riconoscibile, fatto di humor surreale, ritmo slapstick, deformazioni caricaturali e un’ironia che spesso strizza l’occhio anche a un pubblico adulto, contribuendo a trasformare semplici spot in veri e propri cortometraggi animati.

La Girella, spirale di pan di spagna e cioccolato, diventa così molto più di una merendina grazie a uno slogan destinato a entrare nella storia: “La morale è sempre quella, fai merenda con Girella”. Attorno a questo payoff si sviluppa “Le Avventure di Toro Farcito”, una saga pubblicitaria costruita su una struttura narrativa semplice ma estremamente efficace. Toro Farcito è un capo tribù indiano bonario e paffuto, con i capelli verdi, simbolo di abbondanza e benessere secondo l’immaginario dell’epoca; il suo antagonista è il Golosastro, un cowboy affamato e ossessivo, determinato a rubare le Girelle dalla riserva indiana. Ogni episodio segue uno schema ricorrente fatto di desiderio, tentativo di furto e inevitabile fallimento, fino alla celebrazione finale con il villaggio in festa e il jingle cantato.

Le storie vengono pubblicate a puntate su giornali come Topolino e il Corriere dei Piccoli e successivamente adattate in spot televisivi animati, creando un sistema comunicativo integrato che oggi definiremmo transmediale. Non si tratta più di pubblicità isolate, ma di un universo narrativo coerente, con personaggi ricorrenti e una forte capacità di fidelizzazione del pubblico. In questo contesto, il Golosastro diventa uno dei primi esempi italiani di anti-eroe pubblicitario: non promuove direttamente il prodotto, ma lo desidera in modo ossessivo, rendendolo ancora più appetibile.

All’epoca la Motta rappresentava un colosso industriale paragonabile alla Ferrero, dominando il mercato dei prodotti da forno. Nei primi anni Novanta parte dell’azienda viene ceduta alla Nestlé, mentre marchi come Buondì e Girella passano sotto il controllo di Bistefani con il nome di “Nuova Forneria”. Il passaggio definitivo avviene nel 2009, quando Nestlé cede a Bauli il ramo “Business Unit Forno”, comprendente marchi storici come Motta e Alemagna, segnando un ulteriore capitolo nella storia industriale del settore.

Attorno a questo universo pubblicitario ruotano anche diverse curiosità che ne amplificano il valore culturale. La Motta fu tra le aziende che resero celebre il panettone industriale, da cui derivò una versione più piccola chiamata “Mottino”, termine che in alcune regioni del Sud Italia è diventato sinonimo stesso di merendina. Il Golosastro ebbe la voce di Carlo Bonomi, noto anche per essere stato la voce della Stazione Centrale di Milano, mentre il celebre jingle fu composto dal maestro Gianfranco Tadini.

La forza di questa campagna risiede nella capacità di unire linguaggi diversi — fumetto, animazione e pubblicità — in un’unica esperienza narrativa, anticipando di decenni le logiche dello storytelling contemporaneo. Grazie al contributo di Manuli, la pubblicità smette di essere semplice promozione e diventa racconto, intrattenimento e memoria condivisa. La Girella Motta non è soltanto un prodotto, ma un frammento di cultura popolare italiana che continua ancora oggi a vivere nell’immaginario collettivo.















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