mercoledì 4 giugno 2014

Farlocco d'autore.

Sentiamo molto spesso parlare della contraffazione del made in Italy, da quello alimentare a quello della moda.
Il problema, però, c'è sempre stato: Negli anni 70' era molto sentito non solo tra grandi griffe ma anche tra marchi più “casual”. Mi piace pensare che  Il maglificio torinese ( ne parliamo qui) in una sagace campagna pubblicitaria della “Robe di Kappa” risponde a questo problema “imitando” a sua volta.
Con il clame “ dove ci siamo già visti” ricordava che il suo marchio lo si trovava dapertutto anche su altri prodotti non fatti da loro...trovo la campagna geniale e imitata asua volta un milione di volte....
In realtà, però, la pubblicità voleva lanciare i nuovi prodotti del marchio Robe di kappa...non solo polo e magliette ma anche pullover e cardigan....Facendo l'esegeta, trovo più affascinante la mia ipotesi...




Tra l'altro il marchio era talmente conosciuto e in voga che poteva permettersi di pubblicizzare il prodotto senza mostrarlo.

Curiosità : (fonte wikipedia riadattato)
Il marchio nasce nel 1968, a Torino, grazie all’intuizione di Maurizio Vitale, giovanissimo amministratore delegato del Maglificio Calzificio Torinese, azienda tessile di famiglia fondata dal nonno Abramo nel 1916. Durante una trasmissione televisiva, Vitale vede John Lennon indossare la camicia militare di un caduto in Vietnam e comprende come i movimenti giovanili della fine degli anni Sessanta stiano per rivoluzionare anche il modo di vestire. Decide, perciò, di far tingere di verde le magliette Kappa (brand, all’epoca, dedicato a intimo, calze e canottiere) stoccate nei magazzini dell’azienda e rimaste invendute: le arricchisce con stemmi e simboli militari e conquista così il nascente mercato dell’abbigliamento informale. Il nome del brand nasce poco dopo, durante una riunione tra Vitale e Lattes, l’allora presidente che osservando le vecchie magliette Kappa rivisitate , domanda “E come le chiamiamo queste robe qui?”. E Vitale risponde: “Robe? Allora chiamiamole Robe di Kappa, dottore“.

Art Director e designer: Francesca Schiavoni
FotoMario Zappalà 
Artista Peter Whishard
CopY: Pirella

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