domenica 28 giugno 2015

due interessanti articoli...

Che la pubblicità sia sempre stata lo specchio della società è cosa risaputa. Attraverso la sua storia ed evoluzione ci mostra come siamo e, scavando indietro nel tempo, come eravamo.
Durante le ricerche per questa rubrica, dedicata alla comunicazione pubblicitaria dal 60 agli anni 80, ho trovato un paio di articoli di quest’ultimo periodo molto interessanti. Due documenti che propongono uno spaccato di come la società veniva percepita attraverso la lente d’ingrandimento della pubblicità, quando i canali dedicati alla sua diffusione erano la radio, la tv, la stampa e le affissioni.
Un documento di visione e analisi della percezione comunicativa di un tempo non così lontano ma totalmente diverso da oggi; un analisi a tratti disincantata, ironica, ma mai di parte, che ci fa capire come siamo cambiati noi italiani.

Epoca (1979)

Articolo (ridotto e riadattato) a cura di Carla Stampa.
Eravamo così… 
Nella pubblicità, le donne italiane, giovani e meno giovani, sono tutte ammalate di bianco mania.
Una macchia sul colletto della camicia del marito o sul grembiule del bimbo le mette in crisi.
Bianco deve essere il bucato e, se è possibile, più bianco del bianco.
Si intuiscono lotte furibonde per il possesso del detersivo preferito.
Si scatenano bassi istinti, ad esempio l’invidia: due amiche si incontrano per strada, una si accorge che l’abito dell’altra ha i colori più splendenti e avvampa di gelosia, chiedendo perentoriamente: Tu come fai?
Bianchi devono essere anche i denti, bianchi e tirati a specchio i pavimenti, trasparenti i vetri, senza un granello di polvere i mobili, il forno anche deve avere la coscienza a posto.
Pulizia, ordine e lucentezza costituiscono il vangelo della donna italiana.
In mezzo a tutto questo c’è anche la cura dei figli, e dall’espressione penosa e pensosa delle mamme pubblicitarie si capisce che deve essere una grossa preoccupazione.
Niente paura, c’è rimedio a tutto: una merendina e le povere creature avranno calorie per sopravvivere.
Intorno a questa famiglia sigillata in appartamento con moquette e cornici dorate, che trova la felicità nel frigorifero stracolmo e nell’elettrodomestico infallibile, ruotano nonni dal sorriso melenso, giovanotti fracassoni e vicini di casa simpatici e sorridenti.
Così tutte le sere, per 365 giorni all’anno gli italiani si vedono nella pubblicità… ma si riconoscono?
E noi, ci riconosciamo ancora in questo?
Rileggo la frase Pulizia, ordine e lucentezza costituiscono il vangelo della donna italiana e rifletto.
Rifletto che mobili in tv nessuno ne pulisce più, le pulizie delle piastrelle sono affidate a un single maschio che spiega alle sue amiche – coinquiline o protagoniste del festino svolto in casa la sera prima, e causa dello sporco e del disordine che vediamo – come ottenere la brillantezza e il giusto utilizzo del prodotto.
La macchia della camicia questi uomini se la tengono, perché nessuno vuole più avere un marito e a pulirle con c’è più la moglie devota anni 80. Anzi chi ne aveva ancora uno l’ha scaricato con gioia e senza problemi, a differenza di quelli che invece hanno a causa del “fastidioso malessere del ciclo”… ma fortunatamente a questo punto subentra l’amica cougar, felice per aver trovata una comare per l’acchiappanza serale e che per ringraziarla di tutto questo, le consiglia le pillole medicamentose per lenire il problema mestruale, così possono essere pronte fresche e pimpanti per la caccia al toyboy che le aspetterà da li a poc’anzi.
La figura paterna è praticamente scomparsa, i frigoriferi sono si colmi, ma di portentosi prodotti contenenti ceppi probiotici actiregularis per mantenersi in forma andando di corpo.
Merendine non ce ne sono più (le industrie fornaie sono in crisi). Di loro ne parla solo un ex piacione, ora mugnaio impazzito, che parla con una gallina.
Ci riconosciamo in questa nuova versione?


 

La Stampa (1980)

Estratto a cura di S. Franchini
– Dottore dottore, guarisca il mio bambino, non lo riconosco più: parla insensato, ripete frasi strane. Gliene ripeto qualcuna:
“All’uomo in ammollo non viene il torcicollo”
“L’etichetta nera crea l’ atmosfera”
“Mangio un po’ di fiducia”
“Fuori è buio, chiaro no?”
“Mi spunta un fiore in bocca”
“Un bianco che abbaglia”
Mi dica dottore, è grave?
– Signora non si preoccupi, si tratta di banale pubblicitite, una malattia frequente al giorno d’oggi.
– Cosa devo dargli? Sciroppi, pillole?
– Spenga la TV. Sarà sufficiente.
Oggi La pubblicitite non esiste più, sogno anacronistico ancora di qualche copy nostalgico convinto di sfornare claim potenti ma che, eludendo le sue ambizioni, durano dalla sera alla mattina.

Ci sono però altre malattie da debellare: la socialnetworkite, la emoticonite, la selfite… forse più pericolose.

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